{"id":2309,"date":"2004-08-01T21:41:00","date_gmt":"2004-08-01T21:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.socialwatch.org\/2004\/08\/social-watch-rapporto-2004-la-vera-sicurezza-vincere-le-paure-rispondere-ai-bisogni\/"},"modified":"2004-08-01T21:41:00","modified_gmt":"2004-08-01T21:41:00","slug":"social-watch-rapporto-2004-la-vera-sicurezza-vincere-le-paure-rispondere-ai-bisogni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialwatch.org\/fr\/2004\/08\/social-watch-rapporto-2004-la-vera-sicurezza-vincere-le-paure-rispondere-ai-bisogni\/","title":{"rendered":"Social Watch Rapporto 2004 \"La Vera sicurezza\" Vincere le paure, rispondere ai bisogni"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"161\" height=\"221\" src=\"https:\/\/www.socialwatch.org\/wp-content\/uploads\/2004\/08\/image.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2306\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Prefazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA VERA SICUREZZA<br>Prefazione<\/strong><br>Quanto costa non osare<br>di Roberto Bissio<\/p>\n\n\n\n<p>* * *<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 impossibile dare una risposta definitiva e indiscutibile a una domanda ipotetica sugli eventi contemporanei, eppure gran parte dell'attuale dibattito internazionale si concentra proprio su una domanda di questo genere: \"Il mondo \u00e8 migliorato, oggi che Saddam Hussein non \u00e8 pi\u00f9 al potere?\". Questa domanda ne richiama inevitabilmente un'altra: \"Il mondo non sarebbe migliore se le risorse e gli sforzi investiti nella guerra in Iraq fossero stati diretti altrove, ad esempio nella lotta contro la povert\u00e0?\".<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 difficile aggiungere qualcosa di nuovo all'enorme quantit\u00e0 di informazioni e commenti gi\u00e0 pubblicati riguardo a queste domande, ma il Rapporto Social Watch 2004 ci riesce, perch\u00e9 illumina i problemi da un'angolazione diversa: quella delle organizzazioni di base che in tutto il mondo sono impegnate sul fronte della battaglia contro la povert\u00e0 e la discriminazione. Questa prospettiva riporta in primo piano le persone comuni, delle quali la logica dominante della guerra soffoca le voci e ignora le sofferenze e le morti.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo Rapporto Social Watch l'analisi della situazione in Iraq \u00e8 stata condotta dall'Associazione Al-Amal, l'unica ong non straniera attiva nel paese. Al-Amal fa parte da anni della coalizione internazionale Social Watch e gi\u00e0 da molto prima della guerra ha inviato dall'Iraq i suoi articoli, critici nei confronti sia di Saddam Hussein, sia delle minacce degli Stati Uniti contro il regime iracheno. Con la stessa indipendenza e lo stesso coraggio, le organizzazioni della societ\u00e0 civile della Colombia denunciano gli eccessi sia del governo, sia dell'opposizione armata che da decenni sconvolge il loro paese. Il Per\u00f9 fornisce un drammatico esempio di come la combinazione di terrorismo e terrorismo di stato riduca i poveri e gli indigeni a vittime silenziose e ignorate di una \"sporca guerra\". Quella particolare \"guerra al terrorismo\" ha ricevuto un'ampia copertura dalla stampa locale e internazionale; come \u00e8 possibile, allora, che il genocidio della popolazione indigena sia passato inosservato? Questa \u00e8 la domanda che la societ\u00e0 peruviana pone a se stessa, con il salutare proposito di evitare in futuro di ripetere gli stessi errori.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, ogni giorno in tutto il mondo migliaia di persone muoiono di morti facilmente evitabili senza che i giornali parlino di loro. Forse un giorno si chieder\u00e0, come oggi fanno i peruviani: perch\u00e9 nessuno ha preso decisioni opportune per prevenire queste morti? Se accadr\u00e0 questo, nessun politico potr\u00e0 giustificarsi dicendo che non era stato informato.<\/p>\n\n\n\n<p>In una recente intervista alla televisione australiana ABT, il presidente della Banca mondiale James Wolfensohn ha lamentato l'enorme disparit\u00e0 tra gli stanziamenti dei governi per le spese militari globali e quelli per i programmi di sviluppo: \"Spendiamo circa 50 miliardi di dollari per le spese per lo sviluppo e 1.000 miliardi per le spese militari, e ci\u00f2 mi sembra squilibrato\". Altri hanno indicato conseguenze anche peggiori: vittime civili dirette, gravi violazioni dei diritti umani, xenofobia crescente, disprezzo del diritto internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ancora troppo presto per valutare il danno causato a quel sistema di istituzioni giuridiche internazionali, avente l'ONU per centro, che era stato costruito con cura per decenni in seguito a guerre costate milioni di vite umane. Ma \u00e8 chiaro che la pubblica sfiducia nella parola dei suoi leader non aiuta a rafforzare la democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando i governi fanno delle promesse, gran parte dell'opinione pubblica tende ad accoglierle con scetticismo. Gi\u00e0 cinque secoli fa Niccol\u00f2 Machiavelli, il fondatore della \"scienza politica\", afferm\u00f2 che \"a un principe non mancano mai ragioni legittime per venir meno alla parola data\". Invece, il giornalista e premio Pulitzer Herbert Agar assegna un grandissimo valore alle promesse fatte durante i tempi duri della Grande Depressione: \"La civilt\u00e0 si basa su una serie di promesse; se alle promesse si viene meno troppo spesso, la civilt\u00e0 muore, non importa quanto sia ricca o quanto sia avanzata a livello tecnico. La speranza e la fiducia dipendono dalle promesse; finch\u00e9 la speranza e la fiducia funzionano, tutto funziona\".<\/p>\n\n\n\n<p>Nell'anno 2000 i presidenti e primi ministri di quasi tutte le nazioni indipendenti del mondo hanno fatto una grande promessa: sradicare la povert\u00e0 dalla faccia della terra entro una generazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Social Watch \u00e8 stato creato, nel 1995, proprio allo scopo di ricordare ai governi l'impegno che hanno preso di assegnare la priorit\u00e0, nei loro programmi nazionali e internazionali, alla parit\u00e0 di genere e allo sradicamento della povert\u00e0. Da allora, ogni anno diverse coalizioni di cittadini da circa cinquanta paesi di tutti i continenti inviano rapporti sui progressi o regressi nel raggiungimento degli obiettivi concordati dai governi. Questo lavoro \u00e8 necessario e al tempo stesso molto difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>Per queste ragioni, invece di chiedere alle coalizioni nazionali Social Watch di concentrare le loro ricerche su una sola dimensione dei vari obiettivi di sviluppo concordati a livello di comunit\u00e0 internazionale, \u00e8 stata posta la domanda: \"Quali sono, nel vostro paese, i principali ostacoli alta sicurezza umana?\".<\/p>\n\n\n\n<p>Il ventaglio di risposte a questa domanda costituisce il nucleo centrale del presente Rapporto. La sicurezza certamente include la libert\u00e0 dalla paura, e la gente ha paura della guerra, del terrorismo, del conflitto civile, della violenza criminale e di quella domestica. Ma queste paure non possono essere dissociate dalla paura della disoccupazione, della malattia, della povert\u00e0, dell'esclusione e della discriminazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In alcuni casi la gente ha paura persino delle stesse istituzioni preposte a garantire la sicurezza della nazione. In molte altre situazioni, quello stesso squilibrio nelle priorit\u00e0 notato da Wolfensohn su scala globale si verifica a livello locale. A parole ovunque si onorano gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) che hanno stabilito come mete globali la riduzione della povert\u00e0 e la promozione della parit\u00e0 di genere entro il 2015, ma i cittadini non vedono sufficienti risultati di fatto. La Banca mondiale che Wolfensohn presiede \u00e8 ufficialmente impegnata a combattere la povert\u00e0 e a raggiungere gli OSM, ma in realt\u00e0 stanzia le sue risorse in base a un sistema di valutazione segreto che promuove politiche dagli effetti esattamente opposti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli OSM non devono essere ridotti a un'opportunit\u00e0, per istituzioni dello sviluppo come la Banca mondiale, di riscuotere maggiori fondi da paesi donatori riluttanti, ma rappresentano anzi il criterio efficace per valutare le politiche e i risultati. Lo scopo essenziale dell'accordarsi sulle elaborazioni campione e sugli indicatori \u00e8 permettere alla popolazione di valutare e monitorare la condotta dei governi e delle istituzioni internazionali da essi controllate. Nello stesso tempo, chiedendo di mantenere le promesse fatte, la pubblica opinione promuove la volont\u00e0 politica necessaria a realizzare gli obiettivi. Proprio allo scopo di aiutare i cittadini di tutto il mondo a monitorare l'operato delle loro autorit\u00e0, ogni anno il Rapporto Social Watch integra le valutazioni dei singoli paesi prodotte dalle piattaforme nazionali con tabelle di comparazione internazionali. In seguito all'iniziativa della coalizione Social Watch delle Filippine di formulare un \"Indice della Qualit\u00e0 di Vita\" che possa essere utilizzato da organizzazioni di base e fornisca vedute significative delle situazioni a livello subnazionale (di regione, di provincia o di comune), abbiamo elaborato un indice analogo per il mondo intero, per integrare altri strumenti analitici come l'Indice di Sviluppo Umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Un'altra innovazione del Rapporto Social Watch 2004 \u00e8 la classifica dei paesi in base ai loro risultati nell'ambito della parit\u00e0 di genere. Speriamo in questo modo di contribuire al dibattito in corso su come monitorare il progresso in conformit\u00e0 della Convenzione - giuridicamente vincolante - sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli indici, le graduatorie e le valutazioni per ciascuna area di sviluppo sociale mostrano la persistenza di enormi disuguaglianze nel mondo, con un divario crescente tra poveri e ricchi, e testimoniano i considerevoli sforzi fatti da molti paesi in via di sviluppo per migliorare la situazione delle loro popolazioni. Gli impegni assunti dai paesi pi\u00f9 ricchi non sono stati ancora raggiunti ed \u00e8 chiaro che, di questo passo, non potranno esserlo entro il 2015.<\/p>\n\n\n\n<p>Non basta classificare i risultati globali come insufficienti. Bisogna identificare responsabilit\u00e0 concrete a tutti i livelli. I governi che non investono adeguatamente nella sanit\u00e0 o nell'istruzione sono spesso costretti dal Fondo monetario internazionale a pagare abbondantemente i creditori esteri o persino a trattenere preziosa liquidit\u00e0 nei sotterranei delle banche come riserva per prevenire proprio quel genere di instabilit\u00e0 economica che \u00e8 la conseguenza delle politiche raccomandate dal Fondo stesso. Infatti, la Banca mondiale sborsa denaro per aiutare i poveri solo a condizione che i governi dei paesi destinatari adottino politiche commerciali che creano disoccupazione nelle citt\u00e0 e riducono in bancarotta i piccoli proprietari terrieri, o che i servizi essenziali che possono aiutare le persone povere siano trasformati in operazioni finalizzate al profitto. Nessuna promessa di una serie di negoziati commerciali per lo sviluppo \u00e8 stata mantenuta e all'Organizzazione mondiale del commercio i paesi sviluppati bloccano ogni tentativo di riformare l'iniquo sistema commerciale attuale in modo da sostenere i paesi in via di sviluppo. In molti paesi la corruzione tra pubblici ufficiali \u00e8 la scusa pi\u00f9 frequente per non assegnare aiuti o anche per tagliare fondi, ma le imprese che versano mazzette a quegli stessi ufficiali affinch\u00e9 accettino affari illegali non sono mai considerate responsabili nei paesi donatori dove si trovano le loro sedi principali.<\/p>\n\n\n\n<p>Duemila anni fa Seneca scrisse: \"Non \u00e8 perch\u00e9 le cose sono difficili che non osiamo; \u00e8 perch\u00e9 non osiamo che le cose sono difficili\".<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna delle misure richieste per risolvere questi e altri problemi \u00e8 tecnicamente difficile o politicamente impraticabile. La maggior parte di queste misure, se non la loro totalit\u00e0, avrebbe un sostegno politico di massa dappertutto. Non osare, rimandare o evitare di agire significa costringere l'umanit\u00e0 a non raggiungere gli obiettivi minimi gi\u00e0 concordati. E frustrare le speranze di popoli e nazioni in tutto il pianeta non aiuter\u00e0 certamente a fare di questo mondo un luogo pi\u00f9 sicuro per i nostri figli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Roberto Bissio<\/strong><br>Coordinatore di Social Watch<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prefazione LA VERA SICUREZZAPrefazioneQuanto costa non osaredi Roberto Bissio * * * \u00c8 impossibile dare una risposta definitiva e indiscutibile a una domanda ipotetica sugli eventi contemporanei, eppure gran parte dell'attuale dibattito internazionale si concentra proprio su una domanda di questo genere: \"Il mondo \u00e8 migliorato, oggi che Saddam Hussein non \u00e8 pi\u00f9 al potere?\". 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